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Ci sembra che lo abbiano capito molto meglio i nostri vicini sudtirolesi che, mentre noi ci apprestiamo a rovinare definitivamente la Val Jumela per collegare due impianti di risalita, propongono un turismo “più dolce, più lento, e più profondo”, per dirla con Alex Langer.
Musei veri e propri, oppure percorsi all'aperto, da fare in autonomia, o accompagnati da guide specializzate. Ma anche: eco-musei, arboreti, orti botanici, percorsi guidati nei Parchi Naturali di Paneveggio, dello Stelvio, dell'Adamello-Brenta, per conoscere e gustare la biodiversità naturale che ancora c'è!
Merita in questo senso una citazione l'Itinerario Etnografico del Trentino proposto dal “Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina” di San Michele all’Adige: una prima "messa in rete" di realtà già esistenti per proprio conto, quali musei grandi e piccoli, masi e malghe, monumenti dell'architettura rurale e piccoli opifici popolari come mulini ad acqua, segherie veneziane, piccole fucine artigiane.
Di seguito trovate presentate le schede dei tre Parchi Naturali che coprono porzioni di territorio trentino, seguiti dai quattro Eco-musei riconosciuti finora dalla legge provinciale; conclude la sezione una quaterna di ritratti di musei all’aperto e giardini.
Si passa poi a dodici musei etnografici, pubblici o privati, che raccontano degli usi e costumi della gente trentina, ed entrano nel dettaglio delle usanze contadine, mettendo in mostra raccolte di attrezzi, il cui utilizzo è spiegato da pannelli espositivi e da video dimostrativi.
E’ riportato poi in dettaglio - come esempio - lo sviluppo del sentiero etnografico del rio Caino per dare al lettore un’idea possibilmente precisa di cosa rappresentino ed offrano anche gli altri percorsi etnografici in Trentino (in Vanoi, a Pejo, quello di prossima realizzazione in Valle di Fassa); si entra poi nel dettaglio, quasi uno zoom, per vedere da vicino miniere, segherie, mulini.
Uno spazio doveroso è stato ritagliato per gli Istituti e le Associazioni che hanno cura di queste realtà etnografiche. Siano queste pagine anche un ringraziamento per il loro lavoro negli anni. Merita una citazione il “Centro di documentazione del lavoro nei boschi” di Castello Tesino, visto che un tempo dal bosco e dall'ambiente montano si ricavava molto di quanto era necessario per vivere.
Infine una parte “viva”: fucine e fonderie del rame ancora attive, produzione a mano di archi e di tessuti in lino, ed altre realtà. Per spostarsi poi in quota a scoprire un po’ meglio la vita in malga che ha tanto caratterizzato le generazioni di qualche decennio fa. Un incontro con il Trentino, un po' alternativo e, speriamo, più sostenibile, a cui siete tutti invitati.