TRENTINO ARCOBALENO - Per un Distretto di Economia Solidale

Una tavola rotonda su "Fa' la cosa giusta! Per un' economia sostenibile e solidale"

Sarà stato forse il freddo, o forse la frenesia degli acquisti pre-natalizi che pervade gli animi in questo periodo dell'anno; erano presenti poco più di venti persone alla tavola rotonda organizzata per sabato 4 dicembre dall'Assessorato alla cultura del Comprensorio della Valle di Non in collaborazione con il Laboratorio di Pace delle valli di Non, Sole, Pejo, Rumo, Rabbi, il Comune di Tuenno e la Pro Loco di Tuenno.

E proprio sul tema dei consumi natalizi ha esordito Alberto Conci che, ispirandosi ad alcune riflessioni di Oscar Romero (vescovo di San Salvador ucciso dagli squadroni della morte in un giorno di marzo del 1980), ha richiamato la dimensione cristiana del Natale come incarnazione di Gesù. Ricordando il fatto che Gesù ha scelto di nascere tra i poveri e che i poveri di oggi sono vittime anche del nostro smisurato stile di vita, l'accento è stato posto su come noi cristiani dovremmo porci nei loro confronti.

Il tema dell'incontro, "Fa’ la cosa giusta! - Per un'economia sostenibile e solidale", è stato poi approfondito da Antonella Valer, responsabile del progetto ‘Pagine Arcobaleno’ con un intervento che si è sviluppato attorno alla guida al consumo critico per la provincia di Trento, di recente pubblicazione. Partendo da una considerazione sul titolo (‘Fa’ la cosa giusta!’) sono stati posti in evidenza i temi della giustizia e quello dell'azione; ed è proprio nel campo dell'azione che la guida vorrebbe fornire uno strumento nuovo, dando la possibilità al consumatore di fare delle scelte, secondo dei criteri di giustizia. In essa si possono trovare tutte le esperienze della nostra provincia legate in qualche modo all'economia solidale: agricoltura biologica, commercio equo e solidale, cooperative sociali, fonti energetiche alternative e tutte le proposte raccolte nel corso di quest'anno dai numerosi volontari impegnati nel lavoro di raccolta dei dati. Si è riflettuto molto anche sull'importanza della guida per aumentare la conoscenza reciproca tra produttori e consumatori; sono state molte, infatti, le realtà trovate sul nostro territorio e delle quali si ignorava la presenza.

Ha concluso la discussione Francesco Terreri, giornalista e presidente di Microfinanza srl, che con il tema ‘Economia locale, economia globale: il caso Argentina’ ha spiegato quali sono i legami tra il nostro modello economico e quello globale. Se è grave che il 20 percento della popolazione mondiale consumi l'80 percento delle risorse, è ancor più grave che il 93 percento del credito mondiale venga accordato a quello stesso 20 per cento più ricco. Ed è grave perché nel mondo impoverito esistono un'infinità di realtà microimprenditoriali, che pur vivendo con meno di un dollaro al giorno riescono ancora a risparmiare qualcosa per crearsi poi un'attività, credono in un futuro possibile, uniscono le loro forze creando delle reti. Più nello specifico è stata analizzata la situazione che ha portato alla crisi economica argentina, causata da un modello economico ultra liberista e basato sull'indebitamento, sulla parità dollaro-pesos e sulle privatizzazioni, che ha portato ad un indebolimento della struttura produttiva. Si è anche analizzato come la mancanza e la debolezza dell'economia reale abbia reso il dopo crisi ancora più difficile.

La giornata si è poi conclusa al teatro parrocchiale di Tuenno proprio con uno spettacolo di Manuel Ferreira, ’Gente come uno’, in cui l'artista argentino ha raccontato con incredibile concretezza quali siano state le condizioni che hanno portato il suo Paese alla crisi economica che tutti conosciamo. E tra le cause citate, viste nell'ottica di una persona come tante di quella classe media generalizzata, emergono soprattutto l'eccesso di consumismo a cui è stato spinto il popolo argentino, soprattutto verso beni di provenienza straniera. Lo stesso attore ha ricordato come le persone, distratte e abituate a vivere dentro un benessere apparente, abbiano sempre chiuso gli occhi e perso ogni rapporto con la politica. Ora che la festa è finita, ora che l'Argentina non è più un paese ricco e all'avanguardia, la classe media scende in piazza, i quartieri si trasformano in luoghi dove la gente si riunisce nelle assemblee, la gente apre gli occhi con la volontà di non distrarsi mai più, non girarsi dall'altra parte.

Rimane nella mente una domanda: Perché non si è arrivati prima a questa condizione?

E proprio così si conclude il monologo, con l'invito a essere vigili e presenti, per evitare che in altri luoghi le stesse condizioni si possano presentare nuovamente.

Intervento di Francesco Terrer i: I dati dei rapporti internazionali ci confermano ogni anno che il 20% più ricco della popolazione mondiale «consuma l’80% delle risorse» o, per essere più precisi, ottiene l’80% del reddito mondiale. Meno noto è un altro dato ancora più clamoroso: al 20% più ricco va il 93% del credito erogato globalmente dalle banche. Questa abissale disuguaglianza nella disponibilità di anticipi di capitale nega a gran parte della popolazione mondiale l’opportunità di costruire il proprio futuro.

Ma cosa ci facciamo con tutto il credito che otteniamo? Certo, ci sono ancora i mutui per la casa delle famiglie e i crediti per gli investimenti delle imprese. Ma l’attività finanziaria nel Nord del mondo è oggi sempre più attività speculativa: operazioni sui mercati finanziari per guadagnare da occasioni di investimento a breve termine. Forse questa è attualmente l’espressione più forte del ‘consumismo’. In fondo la vicenda dei bond argentini è anche questo: una grande corsa all’acquisto di un titolo che dava il 10% e oltre di rendimento in valuta forte, mentre in Argentina, nell’Argentina del fragile boom prima del disastro del 2001, quasi un milione di microimprese a quei tassi non trovava credito.

Viceversa, nel mondo impoverito esistono risorse nascoste trascurate dal sistema bancario e finanziario. C’è un gran numero di realtà microimprenditoriali: 500 milioni secondo una stima approssimativa dell’Unctad (Agenzia Onu su commercio e sviluppo). Riconoscere che si tratta di imprese e non di ‘arte di arrangiarsi’ è già una rivoluzione culturale. E il 20% più povero del mondo, quelli che vivono con meno di un dollaro al giorno, risparmia 44 miliardi di dollari, il 15% del loro reddito. Segno che anche in quelle condizioni si pensa ad un futuro possibile.

Proprio nell’Argentina della crisi economica e finanziaria sono emerse esperienze e reti di questa economia popolare che si dà anche le sue microistituzioni finanziarie, le organizzazioni del microcredito, e a volte si inventa persino nuove monete. Nostra responsabilità di cittadini e risparmiatori è quella di mettere in discussione la disuguaglianza nell’accesso al credito e alle risorse per investire sul futuro. Sostenere le reti locali di microimprese e la microfinanza può consentirci di affermare davvero una libertà di scelta sul mercato che oggi gli oligopoli dominanti ci negano.

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